Giò Ponti e la sedia Superleggera: la semplicità è una cosa complessa

Giò Ponti e la sedia Superleggera: la semplcità è una cosa complessa

Non è il cemento, non è il legno, non è la pietra, non è l’acciaio, non è il vetro l’elemento più resistente. Il materiale più resistente nell’edilizia è l’arte.

Giò Ponti

Giò Ponti è una delle firme più importanti nel panorama architettonico italiano, colui che con ogni probabilità ha dato vita al Made in Italy. Personalità eclettica e dai molteplici interessi, si ispira alle grandi avanguardie europee per progettare e realizzare le sue opere di design.

La versatilità dell’architetto lo porterà a lavorare per 120 aziende e a costruire in circa 13 paesi. Per la nostra rubrica Design Icon scopriamo insieme le opere più iconiche dell’architetto milanese e il suo concetto di abitare.

Chi è Giò Ponti?

Chi è Giò Ponti?
Un ritratto dell’architetto – Via Wikicommons

Giò Ponti nasce a Milano nel 1891 e si laurea in architettura presso quello che, in qualche tempo, diventerà il Politecnico di Milano. In questo luogo insegnerà come docente nel corso di interni, arredamento e decorazione per circa 30 anni. Nel 1923 inizia la collaborazione come direttore artistico per Richard Ginori, con collezioni di porcellane che coniugano l’artigianalità italiana ai linguaggi contemporanei.

Un anno dopo, invece, istituisce il premio Compasso d’Oro, che darà il via ad una stagione di grandi designer premiati e riconosciuti a livello internazionale. Nel 1928 fonda la rivista Domus che diventa una tra le più importanti riviste al mondo sull’abitare e sul design.

Successivamente, nel 1956, progetta il grattacielo Pirelli, tuttora uno dei simboli della città di Milano. Questa costruzione aprirà una stagione di progettazione all’estero, all’insegna dell’essenzialità e funzionalità.

Uno dei suoi progetti più famosi è quello della Superleggera, opera ispirata alla sedia impagliata di Chiavari e la tradizione ligure. L’architetto milanese firma un pezzo di design che sarà prodotto da Cassina ininterrottamente dal 1957 sino ad oggi. Prima di parlare della Superleggera, però, è necessario sviluppare il concetto di idea di abitare dell’artista.

Un’idea di abitare

Esigete da loro [n.d.a. dagli architetti], sempre, una architettura piena di simpatia umana, piena di immaginazione, nitida, essenziale, pura: pura come un cristallo.

Giò Ponti
GranMadreDiDio-Taranto

Nel volume Amate l’architettura (1957) Ponti mette nero su bianco appunti, pensieri e teorie sul fare architettura, dimostrando una notevole capacità di scrittura e di pensiero. La poliedricità dell’architetto lombardo porta con sé una capacità di dedicarsi a oggetti e architetture tra le più disparate, mettendo però sempre una certa autorialità sempre riconoscibile. La sua idea di artista, assimilabile a quella rinascimentale di persona, è in grado di mettere al servizio dell’uomo la propria arte per aiutarlo a vivere meglio. Progettare gli spazi di una città o di una casa per andare incontro alle esigenze di tutti.

Proprio per questo l’idea di abitare di Ponti viene definita architettura umana poiché vibrante, ritmica e versatile adatta al ciclo della nostra vita. Come scrisse in un carteggio con un suo amico: “per ogni finestra, l’architetto deve immaginare una persona affacciata. Per ogni porta, una persona che l’attraversa”; tutte le architetture devono cucirsi addosso agli abitanti, costruire mondi a partire da loro.

Il concetto di leggerezza

L‘amore per la natura, inoltre, si esplica nelle progettazione di verande, balconi, pergolati che traducono l’idea di una natura che entra nello spazio abitativo e viceversa. Così, l’aria entra dalle porte e dalle finestre si prende i suoi spazi e il cemento, il vetro dialoga con il vuoto.

La coesistenza dell’impossibile: l’essenzialità e la fantasia. Tutta l’opera dell’architetto è stata improntata a questo: cercare la fantasia dentro forme pulite e pure. La sua è un’architettura di piani: tagli, lame, aperture.

Come dice in Amate l’Architettura, secondo Ponti l’architettura come il design, come la scrittura devono essere semplici e democratici, comprensibili a tutti. E ancora: “l’architettura come arte deve nutrire l’anima degli uomini e i loro sogni sul piano dell’incanto: immaginazione, magicità, fantasia, poesia.

La leggerezza, che diventa il tratto distintivo dell’intera opera pontiana, è tradotta in strutture architettoniche che si confondono con lo spazio e con il cielo. Basti pensare alla Concattedrale di Taranto (1967-1070) o al Museum of Modern Art di Denver (1970 -1971). Soprattutto, però, l’apice di questo concetto è raggiunto con la già citata Superleggera.

La Superleggera: la “sedia senza aggettivi”

Si va nella tecnica dal pesante al leggero, dall’opaco al trasparente. Ciò che è antico, è primitivo, primordiale, è rozzo e pesante, opaco: via via si passa al leggero, poi al trasparente: dalla pietra, al ferro, al bronzo, si passa ai materiali leggeri ed infine alle materie plastiche ed alle materie plastiche trasparenti… Ci sarà uno stile leggero e trasparente, semplice, collegato ad un costume sociale semplificato.

1.700 grammi: è il peso di questa sedia leggerissima, progettata per la nuova casa borghese. La Superleggera fu mandata in produzione per essere venduta ad un prezzo contenuto, per essere resistente nel tempo e adattabile a diversi ambienti. La produzione di questa sedia prende ispirazione dalla Chiavarina: la sedia di paglia simbolo dell’artigianato ligure che sin dall’Ottocento era diffusissima in tutta Italia. La sedia Superleggera diventa un modello da seguire per molte aziende artigianali dell’epoca, che cominciano ad ammodernare i propri sistemi di produzione inglobando nella serialità industriale la cura nel dettaglio tipiche dell’artigianato.

Conosciuta come sedia 699, la Superleggera rappresenta l’apice del genio di Ponti, che progetta una sedia essenziale, solida e leggera. Notevole fu la campagna di comunicazione che incentivò la diffusione a tutti i livelli: il fotografo Giorgio Casali immortalò un bambino che tiene in mano la sedia con un mignolo e la fotografia che immortala Amedeo Cassina che nell’atrio dell’azienda lancia in aria la sedia per testimoniarne la leggerezza e la resistenza.

Da sedia accessibile a pezzo da collezione

In poco tempo, questo simbolo intramontabile di eccellenza del design italiano diventa oggetto del desiderio di tutti, tanto da diventare subito un pezzo da collezione. Va da sé che non si riuscì a tener fede alla volontà di Ponti di mantenere un prezzo accessibile.

La sedia attualizza un simbolo della tradizione contadina regionale italiana: si narra che ci vollero sette anni di progettazione per arrivare al prototipo finale! Le caratteristiche principali sono: le sezioni triangolari di soli 18 millimetri con l’innovativo schienale ad angolo con la seduta in faggio e la struttura in frassino. Oltre ai modelli classici in frassino naturale, laccato nero o bianco con seduta in canna d’India anche in frassino naturale oppure tinto bianco o nero a poro aperto, con seduta imbottita colorata in pelle o tessuto sfoderabili.

Il successo della Superleggera lo si deve alla sua adattabilità a diversi ambienti e stili. A oggi è diventata davvero un oggetto di culto per collezionisti e appassionati di design arrivando a raggiungere prezzi da capogiro. È solo una sedia, sì, ma anche un capolavoro capace di rendere senza tempo tradizione e contemporaneità.

Se vuoi scoprirne di più:

Dove comprarla? La sedia in produzione dal 1957 da Cassina è in vendita a questo link;

Cosa leggere: “Tutto al mondo deve essere coloratissimo”, Henry Beyle, 2013;

Curiosità: Ponti ha scritto per la sua rivista Domus almeno un articolo per ogni uscita, per un totale di 560 numeri.


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